Quichotte di Salman Rushdie

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[Ho letto questo romanzo grazie a Sul romanzo]

Quichotte è solo uno dei modi in cui può essere nominato il famoso Don Chisciotte di Cervantes. È di sicuro il modo in cui ha scelto di chiamarlo Salman Rushdie nell’ultimo romanzo, uscito in Italia con Mondadori nella traduzione di Gianni Pannofino.

Sam DuChamp, autore di spy story di livello alquanto mediocre, decide di cimentarsi in una prova letteraria di tutt’altro genere. Protagonista del suo nuovo romanzo, stabilisce, sarà proprio Quichotte, rappresentazione odierna dell’eroe che tanta parte ha avuto nella storia della letteratura mondiale. Riadatta quindi una buona dose di follia e inadeguatezza in una nuova storia dove “l’arme, le dame e i cavalieri” sono presenti sotto mentite spoglie. Il Quichotte dell’Autore – o Fratello, come Rushdie ama chiamarlo – è ossessionato dalla televisione, della quale ha fagocitato qualsiasi programma che conosce ormai a menadito.

“Quichotte” di Salman Rushdie, un eroe moderno

Il suo vero nome è Ismail Ismail o, americanizzando anche quello, Mr Smile Smile. Commesso viaggiatore per conto della casa farmaceutica di suo cugino, il Dottor Smile, che vende oppioidi potentissimi e possibilmente fatali come medicinali dai poteri curativi magici, viene licenziato e liquidato in quattro e quattr’otto da quella che potremmo considerare comunque la sua attività secondaria: la prima è, appunto, la televisione e, andando più nel particolare, Salma.

Salma è un programma televisivo così definito dal nome della sua conduttrice, indiana naturalizzata in America con uno storico show business alle spalle, che ha visto prima sua nonna, poi sua madre, diventare vere e proprie star. Lo sgangherato protagonista, scopriamo subito, è follemente innamorato di Salma, la sua Amata, che intende raggiungere in un’epopea di oltre cinquecento pagine.

A bordo della Chevy Cruzeun Ronzinante più accessoriato del tradizionale mezzo di trasporto usato da Don Chisciotte, viaggerà a fianco dell’infaticabile Sancho: più che fidato compagno in maniche di camicia, Sancho è un figlio immaginario ma credibilissimo creato dalla mente di suo padre, al cui fianco proverà ad attribuire senso e significato a una realtà fantasmagorica e spaventosa.

Se Quichotte (il libro) si fermasse a questo, già sarebbe convincente. Ma Salman Rushdie osa e si spinge oltre. Quella che propone è una narrazione a matrioskaa parlare è Quichotte, eroe contemporaneo che deve superare le prove che gli si porranno sul cammino per essere degno della sua Amata; a parlare è chi ha creato Quichotte, il suo Autore, la cui storia personale irrompe continuamente nel racconto che sta scrivendo con strascichi autobiografici di non poco conto; infine, a parlare è lo scrittore che noi conosciamo, Salman Rushdie, che interviene dove necessario per fare le doverose precisazioni ai suoi lettori, per metterli a conoscenza di dettagli che i suoi personaggi hanno omesso ma che sono essenziali alla comprensione dei fatti, per rassicurare laddove la situazione abbia preso pieghe oscure.

In questo intervenire costante ma mai invadente, Rushdie assume le fattezze del Demiurgo che tutto crea (e tutto distrugge) e diventa a sua volta personaggio del romanzo, della cui presenza anche gli altri si accorgono pur non sapendogli dare un nome.

Il risultato è un racconto nel racconto che, a ben vedere, è un racconto unico: le storie di Rushdie, di DuChamp, di Smile sono la stessa storia che si ripropone ciclicamente nella più ampia Storia del mondo. Il mondo che le ospita è però al collasso, è un mondo – l’America – che taglia la società e ricuce malamente gli strappi che le ha inflitto senza badare ai lembi lasciati scoperti.

«La normalità è fatta di armi e dell’America normale che vuole tornare a essere grande. Poi, però, c’è un’altra normalità se la tua pelle è del colore sbagliato, e un’altra ancora se sei una persona istruita, e un’ulteriore normalità se pensi che l’istruzione sia un lavaggio del cervello, e c’è un’altra America che crede nell’utilità dei vaccini, mentre un’altra America crede sia tutta una fregatura e tutto ciò che per una normalità è sacro, per l’altra è menzogna, e sono tutti in televisione, a seconda di quel che si guarda, perciò, be’, questa situazione mi confonde. Sto cercando in tutti i modi di capire quale di queste normalità sia l’America in questo momento.»

È l’America di Donald Trump, che delle differenze sociali ed economiche dei suoi cittadini ha fatto il suo cavallo di battaglia e la carta vincente in sede elettorale; è l’America che non ha un sistema sanitario pubblico ma che spaccia oppiacei a base di ossicodone come aspirine; è l’America che spara per “legittima difesa”a ragazzini neri mentre camminano per strada; è l’America che in piena pandemia considera le armi bene di prima necessità.

E allora, se la società non guarda più con sospetto a questa visione del mondo, se la popolazione non si meraviglia della fine del mondo in corso, forse l’unico a essere normale è proprio Quichotte.




credits foto Pangea.news

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