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[Ho letto questo romanzo grazie a Sul Romanzo]

Dopo l’esordio di successo di Napoli mon amour, Alessio Forgione torna in libreria con Giovanissimi, confermando NN Editore per la pubblicazione. Marocco, all’anagrafe Marco, è un ragazzino come molti, scostante a scuola, con qualche vizio e una situazione familiare complessa. Fa infatti i conti da sempre con l’assenza di sua madre e vive con il padre attraverso non detti ma sguardi in grado di dire più di mille parole.
Con Alessio Forgione abbiamo avuto il piacere di chiacchierare a proposito di Giovanissimi, del mondo dei ragazzini, ma anche di solitudine, di Napoli e di progetti futuri.
La prima cosa che vorrei chiederle riguarda la scelta di rendere protagonista un ragazzino. Le va di spiegarci come mai hai scelto proprio Marco?
Certo. Mi piacciono moltissimo le storie che trattano l’adolescenza. È una fase della vita che, con la sua irruenza e l’irrazionalità che la contraddistingue, mi affascina molto. Mi affascina molto che per un adolescente, spesso, un problema piccolo è tutto fuorché piccolo, ma mostruoso, gigante e insormontabile. E poi Napoli mon amour parlava di un trentenne di oggi, contemporaneo, e volevo spiegarmi cosa c’è stato prima e com’è che siamo diventati le persone che siamo. Una sorta di possibile ricostruzione. Tant’è che Giovanissimi parla di persone che sono state degli adolescenti negli anni Novanta.
Uno dei temi portanti di Giovanissimi è il rapporto con i genitori. Qui, anche se conflittuale, emerge una grande consapevolezza della solitudine dei padri oltre che dei figli. Quella di Marco è una consapevolezza innata o il risultato della storia della sua famiglia? È tutto da attribuire all’abbandono da parte di sua madre o Marco è un ragazzo più maturo degli altri?
Chi più chi meno, vuoi per un motivo o per un altro, siamo tutti soli, tanto i padri quanto i figli. Marco, che preferisco chiamare Marocco, come lo chiamano i suoi amici, non è un ragazzino più maturo degli altri – e, in tutta sincerità, non ho mai ritenuto la fantomatica “maturità” un pregio. Certamente è un ragazzo sensibile, curioso, in cerca di se stesso. Di certo l’abbandono della madre ha ferito sia lui che il padre – ferita di cui non parlano. E hanno un rapporto, loro due, che si evolve di pagina in pagina, partendo da una certa durezza per poi ammorbidirsi, aumentando la dose di complicità. Nonostante questo, si vogliono bene e non riescono a dirselo. Forse questa è la conseguenza dell’abbandono: una certa austerità affettiva che, almeno in Marocco, viene sconfitta dall’arrivo di Serena, la ragazza che gli fa scoprire l’amore.

Come in Napoli mon amour, anche in questo romanzo la città di Napoli fa da sfondo silenzioso e presente alle vicende, ma non sembra così conflittuale, nonostante gli eventi spesso tremendi a cui assistiamo. Ce ne parlerebbe?
Non ritengo Napoli uno sfondo delle mie storie. Anzi, reputo Napoli un personaggio. Forse non il più importante ma di certo uno di quelli fondamentali. Tanto Amoresano, protagonista di Napoli mon amour, quanto Marocco si confrontano con l’ambiente che li circonda e Amoresano è circondato da tutta la città, con la quale litiga in continuazione, mentre Marocco dal solo quartiere, che accetta e non capisce ed è tutto il suo orizzonte. I miei ragionamenti e quelli dei miei personaggi su Napoli li metto tra le righe di quanto scrivo. Non devono essere manifesti. Perché scrivo romanzi, non saggi. E perché chi ragiona su Napoli ad alta voce, nove volte su dieci, sta speculando e, dieci volte su dieci, è un romanziere inelegante.
Cosa ci dice rispetto allo scottante tema della criminalità giovanile? Una passione, come può essere il calcio, secondo lei è in grado di preservare i più giovani?
Non ho un’opinione riguardo la criminalità giovanile. È un fenomeno complesso, che non credo d’aver investigato, proprio per non fare qualcosa d’improprio, quanto piuttosto d’averlo utilizzato per raccontare l’insensatezza della giovinezza. Quel furore che ci prende e che ci fa scagliare le cose per terra. Furore che spesso ricorre lungo tutte le nostre vite.
Lo sport di certo può essere aggregazione e salvezza, ma lo sport non è un tema di Giovanissimi così come la rivolta dei mercenari contro Cartagine non è un tema di Salambò, di Flaubert. Marocco gioca a calcio, ma è più un passatempo che altro. Non ci comunica mai la sua passione per lo sport, a differenza dei fenomeni paranormali, di cui è lettore vorace e che lo spingono a interrogarsi e sognare.
Amore e amicizia tornano ciclicamente tra le sue pagine ma emerge sempre un senso di solitudine dai suoi personaggi. Come mai?
Amore e amicizia sono degli antidoti alla solitudine. Solo che, proprio per logica, siamo soli solo quando siamo tra gli altri, cioè quando non siamo soli. La moltitudine e l’altro acuiscono la nostra solitudine, perché esistiamo e la nostra identità esiste solo in rapporto e negli occhi dell’altro, ed esistendo ci affidiamo all’altro, generando un pericolo e allora m’interessa stabile, se possibile, i confini dei sentimenti, ovvero quando ti arricchiscono e quando poi, in un attimo, si trasformano e finiscono per farci del male.
Perché ogni cuore infranto è stato preceduto da una storia d’amore. Perché ogni amicizia scoppiata è stata prima, un tempo, da qualche parte, una vera e propria amicizia.
Scrivo di cose che non capisco. Per investigarle e nel tentativo di capirle un po’ di più.
Quanto di sé e della sua vita c’è in questo libro?
Impossibile saperlo. La vita reale e le cose di cui uno scrive finiscono sempre per mischiarsi, al punto che ci si confonde irrimediabilmente. Siccome non so, a questa domanda rispondo sempre con la stessa risposta, un po’ scherzosa e un po’ seria. Il 73%.
Che progetti ha? Vive ancora a Londra? Pensa di tornare in Italia?
Non ho alcun reale progetto, finalmente, ma solo idee molto vaghe.
Al momento sono in Italia e l’unica cosa che mi manca di Londra sono i miei amici. E vorrei fare con Giovanissimi quello che non sono riuscito a fare con Napoli mon amour, ovvero presentarlo ovunque mi chiederanno di farlo. Poi andare al mare e poi ricominciare a scrivere. Qualcosa del genere, ecco.

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